Di Karl Zilliken

Nuova idea di business: la logica del valore conta più del profitto

Finanza sostenibile 12 giu 2021

Esg, tre lettere che fanno (e sempre più faranno) la differenza negli investimenti e nella finanza. Perché la sostenibilità è ovunque, anche in un mondo come questo, che sembra solo apparentemente impermeabile a un certo tipo di tematiche per mirare esclusivamente al profitto.

Ovviamente, questo ultimo fine non si perde ma si può (e si deve) raggiungere passando per strade che non erano mai state tanto battute quanto oggi. Tornando alle questioni di significato, l'acronimo inglese che sta per "Environmental, social and governance", i tre principali fattori attraverso cui si misura quanto un investimento si possa considerare sostenibile.

Già negli anni '90, in Italia, era stato introdotto il concetto delle tre "p", persone, pianeta a profitti. Il significato era che le aziende dovrebbero smettere di guardare solo al profitto e pensare anche alle altre due "p". Ecco, questo negli anni '90. Ora, l'ordine delle cose si è ribaltato: chi non osserva i principi della sostenibilità rischia seriamente di rimetterci.

Nell'analisi di un'azienda, l'approccio che guarda ai criteri esg si basa proprio su tre pilastri della sostenibilità: quelli ambientali che molto semplicemente mirano a analizzare come quella realtà si comporti in merito al rispetto dell'ambiente, trattamento e riciclo rifiuti, emissioni, ma anche compensazione della deforestazione.

Molto delicato anche il criterio sociale perché qui l'analisi si sposta su un aspetto cruciale e cioè il modo in cui l'impresa che si sta analizzando tratta le persone, la gestione delle risorse umane, le disuguaglianze di genere e la diversità, la sicurezza sul lavoro ma anche l'impatto che la stessa azienda ha nel territorio in cui è radicata.

Infine, i criteri di governance scandagliano le pratiche dirigenziali e amministrative. Tra i temi affrontati quelli relativi alla fiscalità, alla corruzione ma anche alla composizione del cda.

Maurizio Salomoni Rigon guida Banca Alto Vicentino in questo momento di transizione: «Fare banca ispirandosi al concetto di sostenibilità non è semplice, anzi, richiede il rispetto di valori ben precisi, racchiusi nei nostri statuti: mutualità, solidarietà e cooperazione. La banca, in territori molto poveri, è stata spesso l'arma più efficace per mettere in moto l'economia reale, per trasformare il risparmio in investimento, per creare occupazione, ricchezza e progresso. Negli anni il modello si è ovviamente evoluto, con riforme promosse o subite ma, pur con tanta fatica nel preservare il nostro rapporto qualitativo e diretto con le comunità, non è mutato lo spirito delle nostre origini».

Anche la traduzione dei principi nel mondo finanziario non è semplice: «Non abbiamo mai praticato finanza speculativa, mai trattato derivati, acquistato diamanti o tratto profitti per la nostra clientela da prodotti di dubbia derivazione - prosegue Salomoni Rigon - abbiamo invece preferito posizionarci su prodotti etici, certificati, dai rendimenti senz'altro più contenuti. Abbiamo investito in economia reale, scommesso sulle idee dei nostri imprenditori di successo, finanziato la capacità tutta locale di fare impresa. Alla logica del mero profitto abbiamo preferito la logica del valore».

La sostenibilità si misura anche da quanto una realtà sappia dare al territorio in cui è radicata: «Facciamo la nostra parte anche per sostenere i progetti territoriali, in modo che ricadano su tutta la comunità i benefici dell'azione della nostra Bcc. Nel 2020 abbiamo devoluto risorse per famiglie in difficoltà, lavorando con Comuni, fondazioni, associazioni, enti caritativi e assistenziali. Abbiamo donato dispositivi sanitari urgenti, ma negli anni abbiamo finanziato anche l'acquisto di mezzi per il trasporto di persone disabili o svantaggiate e abbiamo aiutato i Comuni quando ci è stato chiesto di intervenire per progetti importanti».

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