Di Roberta Bassan

I rifiuti diventano bikini e la startup ora fa scuola

14 set 2021

Non saranno arrivati alla finale di Palazzo Mezzanotte, sede di Piazza Affari, culmine del programma di accelerazione B-Heroes dedicato alle startup italiane ideato da Fabio Cannavale, sostenuto da Intesa Sanpaolo. Ma la vicentina Seay di strada Casale che realizza abbigliamento da mare con le plastiche riciclate è entrata nella vetrina di un docu-film su Sky (disponibile on demand), ha attirato il fondo di Singapore Hche ha investito 100 mila euro, destato l'interesse di CdP, Cassa depositi e prestiti, che ne ha mesi altri 200 mila e seminato un interesse tale da fare scuola. Con imprese pronte ad investire in un terzo round e "big" che chiedono di applicare quel modello di sostenibilità nel frattempo evoluto e in via di brevetto.

Sviluppo Si guarda indietro Alberto Bressan che insieme a Simone Scodellaro ha fondato Seay neppure due anni. Certo, non avrebbe avuto problemi a ricollocarsi nel fashion lui che, messo alla porta da Guess per motivi di crisi e riorganizzazione, aveva nel portafoglio esperienze in Hugo Boss, Diesel, Dolce&Gabbana, Gas Jeans. E invece ha scelto di portare avanti il progetto di una linea di abbigliamento da mare con la scelta precisa di materiali certificati, processi sostenibili, sviluppando insieme anche un calendario di pulizia delle spiagge. Con un'asticella da primato: «Diventare il marchio di beachwear e abbigliamento a minor impatto ambientale del mondo». All'inizio fu il look hawaiano a caratterizzare il brand con il direttore creativo Eduardo Bolioli, uruguayano trapiantato a Honolulu, artista delle tavole dei surfisti innamoratosi del progetto vicentino. Poi lo sviluppo: l'artista continua a collaborare, ma i designer sono italiani, lo staff di Seay è di 9 persone, fatturato oggi a 200 mila euro.

Decollo Punto di forza lo scorso anno il debutto del modello R3. Non più solo plastiche pescate dal mare e raccolte sulle spiagge a generare filati e lycra per i bikini, ma un sistema circolare battezzato R3 (ri-vendo, ri-uso, ri-genero): chi acquista un prodotto restituendo un capo usato riceve un "green bonus" sul nuovo acquisto. Il capo restituito verrà poi selezionato e igienizzato dalla cooperativa Insieme per la rivendita nei propri negozi di usato o dono a persone in difficoltà. Altrimenti verrà trattato dalla tessile trentina Eurotexfilati per farlo diventare filato rigenerato da impiegare nella produzione dei capi. «Oggi circa l'80% delle nostre vendite online - spiega Bressan - generano un reso che viene impiegato per il 60% nel re-sell, 20% nella rigenerazione del filato, 15% riuso e 5% discarica». E ora fa scuola tanto da aver attirato l'interesse di aziende per applicarlo nelle loro realtà.

Investimenti Sta qui la scommessa della startup: entro fine anno partirà con un terzo round di investimenti che punta a 500 mila euro per l'apertura di due mono-marca in Sardegna e uno a Milano e per il potenziamento del modello R3 basato su una tecnologia (con codice Qr per tracciare i capi) che ha bisogno di manutenzione costante e, in prospettiva di cederla a terzi, di un motore consistente e una logistica più allargata. La pandemia non ha fatto ridimensionare gli obiettivi. Ci ha creduto (primo round) il fondo di Singapore "Hatcher +" arrivato con l'acceleratore di startup milanese Fashion Technology Accelerator. Ci ha creduto (secondo round) Cassa depositi e prestiti, controllata dal Ministero dell'economia. Ci ha visto lungo B-Heroes che l'ha proiettata tra i protagonisti del docu-film con riprese tra Vicenza, sede di strada Casale, spiaggia di Porto Caleri a Rosolina Mare, cooperativa Insieme. Pronti ad investire (terzo round) big «con i quali ci stiamo interfacciando» e a entrare nel capitale, oggi per l'80% in mano ai fondatori, interessati al modello sostenibile che ha già fatto di Seay una società benefit e «a breve» anche B-corp. Vola con l'e-commerce (ordini anche extra Ue) ma non trascura i negozi fisici: presente in 40 punti vendita tra cui le maggiori catene nazionali compresa Rinascente a Milano (anche Ramonda e Pavin) e pronta a sbarcare l'anno prossimo in Spagna. Piano sfidante realizzato con la consulenza di Pwc: sopra i 5 milioni entro il 2025. L'asticella si alza. 

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