Il riutilizzo va di moda. Se ieri era necessità oggi diventa tendenza

Economia circolare 15 giu 2021
Il vetro è uno dei primi esempi di riciclo di materia prima. Riutilizzare, ricreare e riciclare sono parole chiave per l'economia circolare Il vetro è uno dei primi esempi di riciclo di materia prima. Riutilizzare, ricreare e riciclare sono parole chiave per l'economia circolare

Primo comandamento, non sprecare. Secondo, non gettare. Terzo - e più importante - recuperare. Riutilizzare, ricreare, riciclare. Sono queste le parole chiave dell'economia circolare.

Un modello di sviluppo fondato su condivisione, riparazione e rigenerazione, che si contrappone nettamente al consumismo sfrenato degli anni Ottanta, Novanta e primi Duemila. Dalla filosofia dell'"usa e getta" a quella dell'"a lunga durata", ritornando un po' agli usi e costumi dei nonni, che non buttavano ma aggiustavano. Nutrendo così anche il microcommercio dei servizi, dalla sarta al fabbro, dal calzolaio al falegname. È questa una delle lezioni di cui si è fatto tesoro nel lungo periodo buio seguito alla crisi del 2008 e cioè che tutto, o quasi, può avere una seconda vita. Anche una terza, una quarta, una quinta. O addirittura può essere infinita, rinascendo continuamente grazie ad innovazione, ingegno e creatività.

Tanto che esiste anche una specifica formula di valutazione del Life-cycle assessment, il ciclo di vita di una merce o un servizio. Analizzando alcuni parametri, si calcola insomma quanto e quale sia l'impatto di un bene dalla produzione allo smaltimento. Una "morte" che, proprio per immettere meno scarti e scorie, va rimandata quanto più possibile.

L'industria manifatturiera se n'è accorta da tempo, per alcuni materiali di largo impiego produttivo come il vetro, la carta, la plastica. Poi ci è arrivata la pubblica amministrazione con l'introduzione, ad esempio, della raccolta differenziata dei rifiuti. Infine, finalmente, ad appropriarsi di questa nuova e lungimirante coscienza green ci ha pensato la società civile. Con la moda, il cinema, l'arte, la letteratura e il web, ovviamente, che hanno reso il riuso un vero e proprio trend. Indossare il vecchio maglione scovato sulla bancarella o quello ecologico scelto tra gli scaffali della grande catena che pratica uno sconto a chi consegna i vecchi capi smessi, è cool. Uscire con la sporta di stoffa sottobraccio per andare a fare una spesa di detersivi sfusi, uova del contadino e frutta del coltivatore a km zero, fa tendenza.

Chiedere al cameriere la doggy bag, per portare a casa gli avanzi della cena, è la norma. Ma anche ordinare il pranzo e la cena approfittando degli sconti stellari riservati dai locali che aderiscono al "salvataggio del cibo" attraverso app apposite (Too Good to go è la più nota), che consente di evitare che, a fine turno, vengano gettate nella spazzatura le porzioni non ordinate.

La prova provata che il mercato del "vecchio ma buono" è ormai esploso.

Fioriscono le cooperative sociali, sbocciano i gruppi di acquisto di vicinato, germinano gli empori solidali di quartiere. Ma quanto la circolarità e la sostenibilità siano entrati a far parte del linguaggio comune e quotidiano, lo dimostra anche la direzione intrapresa dal media più nazionalpopolare che ci sia: la tv. Non c'è spot pubblicitario che, con particolare intensità negli ultimi mesi, non punti tutto sul concetto di "pulito, sano, biodegradabile, a lunga durata". Lo shampoo? È diventato solido per eliminare gli imballaggi in plastica. La crema corpo? Viene venduta in uno speciale flacone "arrotolabile", che permette di spalmarne fino all'ultima goccia.

Gli oggetti che non si usano più? Perché gettarli, basta regalarli, scambiarli, venderli mediante applicazioni specifiche (Subito, Vinted, Ebay per citarne alcune).In questo carosello la tecnologia non si sottrae: i dispositivi ricondizionati, dai pc agli smartphone, stanno vivendo un momento d'oro. E lo stesso l'abbigliamento. Secondo una proiezione di VC per Il Sole 24 Ore, in Italia tra marzo e giugno del 2020 - quindi in piena pandemia - il vintage ha registrato un balzo nelle vendite del 128%. Addirittura, per il marketplace Usa di reselling ThreadUp, entro il 2029 il comparto della seconda mano supererà il fast fashion, dunque le catene a basso prezzo, che però stanno tentando di rendere anche la loro filiera più eco possibile. Tutta acqua al mulino della circolarità economica. Ma non basta. Ecco perché a febbraio 2021 il parlamento europeo ha votato per un nuovo piano d'azione indirizzato verso un'economia a zero emissioni di carbonio, eco-sostenibile e dunque virtuosa al 100%, entro il 2050.Prima, lo sappiamo, ci sono gli obiettivi da centrare con l'Agenda 2030. Il tempo corre e le ricchezze naturali si assottigliano. Anche per questo è stato istituito simbolicamente l'"Earth overshoot day", il Giorno del debito con la Terra, che nel 2020 si è "celebrato" il 22 agosto. La ricorrenza cambia ogni anno, perché coincide con la data in cui il pianeta esaurisce le risorse rinnovabili e si entra nella fase di sovrasfruttamento.

In questo si inserisce la grande questione del "carbon budget": corrisponde alla quantità di Co2 che l'umanità può immettere nell'atmosfera prima di aumentare il riscaldamento globale di 1,5 gradi, ovvero il limite invalicabile per evitare conseguenze disastrose per l'ecosistema.

A scandire il countdown è il Climate clock di New York, un orologio digitale - frutto di un'installazione artistica - che tiene traccia del global warming già raggiunto.Le lancette del nostro futuro.

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