Il futuro delle Terre Alte. La montagna dopo Vaia

Il progetto 05 ago 2021

Riscoprire e riprogettare un nuovo modo di conoscere e vivere la montagna. Questa la filosofia che sta alla base di un nuovo filone di ricerca dedicato alla "Storia delle montagne Venete e prospettive per il futuro", che la Fondazione di Storia di Vicenza ha elaborato e che verrà sviluppato nel prossimo biennio, grazie anche ad un fondo speciale della Presidenza del Consiglio dei Ministri emanato tramite la Regione.

Il progetto è volto ad indagare il tema delle "Terre Alte" delle Venezie, nel periodo tra la prima guerra mondiale e il recentissimo disastro ambientale provocato da Vaia. La complessità insita in quella che nel corso dei decenni si è profilata come una vera e propria "Questione della montagna veneta", è legata a molteplici fattori: esperienze storiche, morfologia del territorio, forme dell'economia, movimento delle popolazioni, fatiche e disagi di vivere in territori spesso ostili, inclemenza della meteorologia. L'ultimo triennio, in particolare, è stato messo a dura prova dalla forza della natura: Vaia nel 2018 e Coronavirus nel 2020. Queste circostanze funeste costituiscono una cesura storica destinata a incidere sotto ogni profilo sul futuro del mondo alpino veneto. Per la verità i problemi vengono da lontano. Infatti, è necessaria un'analisi storica di lungo periodo, ma in questa fase di esordio delle ricerche, la ricognizione deve privilegiare il tempo presente, difficile e incerto, e indicare contestualmente alcune linee di rilancio delle politiche pubbliche e delle iniziative private, nonché le prospettive per il futuro del territorio montano regionale. Un percorso che la Fondazione di Storia ha già iniziato nel periodo pandemico con convegni e seminari via webinar, e che solo in questi ultimi mesi è stato possibile realizzare con incontri in presenza che hanno avuto luogo ad Asiago e che si sono intrecciati, in parte, con gli eventi dedicati al centenario della nascita di Mario Rigoni Stern. Al centro del dibattito è stato messo un tema finora poco approfondito: il "Ben-Essere dell'Altopiano", in una visione coraggiosa di nuove prospettive legate ad uno sviluppo economico e turistico, sorretto da settori produttivi oggi molto più attenti al rispetto dell'ambiente, grazie all'utilizzo di nuove tecnologie e sostenuto dalle reti di comunità.

Un tema, questo, che non appartiene certo solamente all'Altopiano di Asiago -Sette Comuni. Se le cosiddette "terre alte" sono sempre state nel flusso storico luoghi di confine e di incontro tra piani di interesse e azioni locali, strategie di sviluppo regionale, progetti di cooperazione europea, tanto più lo sono ora che l'intero arco alpino deve affrontare le nuove sfide del cambiamento epocale. È tuttavia necessario, in sede storica, non dimenticare il bagaglio delle esperienze passate, che spesso si ripropongono anche oggi, pur con immagini e aspetti diversi. Al riguardo va ricordato che gli stessi insediamenti umani si presentano con una loro peculiarità, che differenzia sensibilmente le località - ad esempio - per ubicazione del sito, clima, viabilità, economia. Diverso infatti è vivere a Cortina o a Belluno o ancora a Foza o a Rotzo, dove strade, boschi, valli e altopiani, prati, sentieri e vette, malghe e rifugi - vanto della nostra Regione - presentano condizioni 'uniche'. Tra queste, sono sicuramente le tracce, ancora ben evidenti, della prima Grande guerra, che ha cambiato i destini di alcune nazioni e delle genti e che proprio per questo meritano uno studio approfondito e insieme articolato.

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