di Veronica Molinari

Covid e guerra hanno accentuato la povertà

Le questioni sociali 12 mag 2022

Rete, innovazione e sostenibilità. Sono queste le tre parole chiave da seguire nel percorso della Caritas diocesana di Vicenza per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall'Agenda 2030 dell'Onu. A fare il punto è il direttore don Enrico Pajarin che spiega come la pandemia e il conflitto ai confini orientali dell'Europa abbiano influito, e influiscano, sul lavoro dell'organismo pastorale berico: «Abbiamo sempre posto l'attenzione sulle situazioni di difficoltà e emarginazione del nostro territorio e gli impegni presi restano confermati e prioritari. Nel 2020 la pandemia da Covid ha accentuato e reso più diffusa la povertà e solo nel 2021 si è rivista un po' di serenità almeno per le categorie più flessibili, mentre per le fasce più deboli la situazione è rimasta costante». Poi l'arrivo dei profughi ucraini ha comportato una revisione dell'organizzazione come puntualizza don Pajarin: «Abbiamo rafforzato la parte dell'accoglienza diretta e delle attività di orientamento, informazione e consulenza di chi si è messo generosamente a disposizione, spesso non sapendo però come muoversi tra le istituzioni e la burocrazia». Il potenziamento del servizio si è aggiunto all'impegno dell'emporio solidale aperto a Parco Città nel 2019. «Si era passati dalla pratica della consegna delle borse spesa alla possibilità di farsi la spesa, scegliendo i prodotti all'interno di una quota punti assegnata in base al nucleo familiare o al livello reddito - spiega il direttore -. A fine 2019, avevamo 109 famiglie e ad oggi ne abbiamo 115, per un totale di 366 persone, che si stanno approvvigionando. Sono aiuti nell'emergenza che non devono diventare situazioni croniche. I numeri ci dicono che l'aumento importante del 2020 e all'inizio del 2021, per certi versi, è rientrato. Con il lockdown hanno lavorato molto le Caritas parrocchiali e, quindi, l'emporio ha subito cambiamenti dovuti anche al fatto che si è operato molto di più in rete con Comune e Croce rossa. Da lì è nato anche l'emporio ortofrutticolo dove siamo coinvolti, ma concretamente gestito da Cri e Diakonia onlus, il nostro ente operativo». La punta di un iceberg che "nasconde" tutte le persone che vengono aiutate anche da associazioni e parrocchie. «Il numero aumenterà anche quest'anno - aggiunge don Pajarin -. Ci sono famiglie ucraine che stanno arrivando e i loro connazionali che li ospitano a volte non hanno un reddito sufficiente e ci chiedono aiuto». Per il punto 8 dell'Agenda 2030, sul lavoro dignitoso e la crescita economica, i numeri parlano chiaro. «L'obiettivo di valorizzare il servizio di tirocini al lavoro, cercando di inserire ogni anno 30 persone nel mondo del lavoro, si è tradotto in un aumento di richieste e, da parte nostra, un incremento dell'organico - conclude il direttore della Caritas diocesana -. Nel 2021 abbiamo preso in carico 203 persone contro le 100 del 2019; nel 2020, i tirocini gestiti sono stati 36 che sono sfociati in 8 contratti di lavoro. Nel 2021, i tirocini sono stati 43 con 16 contratti e in questi primi mesi del 2022 abbiamo già fatto sottoscrivere 12 contratti. Questo dimostra che, seguendo le persone, accompagnandole nella ricerca attiva e dialogando con i datori di lavoro è possibile trovare soluzioni e ridare dignità attraverso il lavoro. Il nostro obiettivo è individuare le cause della povertà e fornire gli strumenti per superarle così da far diventare la persona protagonista della ripartenza». Il prossimo obiettivo della Caritas diocesana? «Lavorare sui percorsi di formazione, collaborando con enti accreditati, sempre nell'ottica di creare modelli e filiere in dialogo con unità di intenti», conclude don Pajarin.

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