di Maria Elena Bonacini

Comunità energetiche: servono le regole

Confartigianato Vicenza 16 mag 2022

Confartigianato Vicenza pronta a partire sulle comunità energetiche «ma mancano ancora le normative necessarie». Andrea Rizzato, delegato alla transizione ecologica e sostenibilità dell'associazione, ribadisce la richiesta fatta nell'ultimo speciale: se si vogliono far partire serve un quadro legislativo certo, altrimenti sarebbe sbagliato farlo. Nel frattempo l'associazione non è stata con le mani in mano, ma per fare ulteriori passi verso il suo obiettivo a lungo termine ha bisogno di regole non ancora arrivate. «L'associazione - spiega - si sta già preparando a portare avanti i progetti. Il panorama che Loris Rui, nostro responsabile dell'area energia, e Caem come contenitore hanno è chiaro, abbiamo stabilito alcuni accordi e stiamo notando abbastanza interesse anche da parte di amministrazioni pubbliche, che stanno sondando il terreno di questo nuovo modo di fare comunità. L'interesse è vasto e notevole, anche da parte delle imprese, ma serve la definizione di alcuni paletti». Un esempio riguarda proprio l'identificazione delle comunità stesse, anche da un punto di vista territoriale e numerico. «Le comunità energetiche - spiega Rui - si costruiscono nell'ambito di un perimetro cui fanno riferimento i soggetti che sono collegati a una cabina di elettricità primaria. Deve uscire la norma che identifica queste ultime e che territorio servono, poi si potranno costituire in maniera corretta». Tutto questo in un momento in cui la sensibilità dei cittadini verso queste tematiche è aumentata a dismisura per l'impennata dei costi dell'energia elettrica e l'associazione potrebbe proporre diverse soluzioni: produzione, autoconsumo e vendita dell'eccesso da parte di uno o più soggetti oppure l'autoconsumo e le comunità energetiche. Situazione sospesa anche riguardo all'impegno per il rilancio verde della zona ovest di Vicenza. «Abbiamo presentato il nostro progetto a Citemos - continua Rizzato - ma il nostro ruolo è solo propositivo, come anche nel caso del Pums. Poi sta al Comune ragionare e scegliere anche in base ai fondi del Pnrr». Ma i progetti in chiave ambientale non sono finiti, come racconta Rui. «Ci stiamo muovendo sul piano della mobilità sostenibile e abbiamo raccolto l'interesse delle aziende a installare le colonnine per la ricarica. Si incentivano infatti le auto elettriche, ma la gente non le acquista se mancano i punti di ricarica. Alla prima comunicazione ha risposto una quarantina di imprese interessate, quando partirà il bando che prevede 90 milioni di euro per le aziende e i professionisti che le installano, le inviteremo a concorrere. Certamente questa risposta è positiva e ancora una volta il legislatore è più lento del mercato». Ma c'è anche un'altra questione da affrontare, quella delle materie prime. L'altissima richiesta dovuta al 110% ha infatti messo in crisi, tra le altre cose, l'approvvigionamento di pannelli solari. «L'ecobonus ha messo sotto stress tutto il sistema di efficienza energetica, come la realizzazione degli impianti, non solo fotovoltaici, ma anche le colonnine - conclude Rizzato - L'aumento della richiesta di fonti energetiche ha peggiorato la situazione, che è complessa e quindi il mercato va studiato bene e avrebbe bisogno di più stabilità, che non si riesce a dare. L'associazione ci sta già lavorando a livello nazionale e la stabilizzazione dei prezzi delle forniture e delle materie prime dovrà esserci, perché altrimenti si mettono a rischio anche i più bei progetti».

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